Impruneta 2012

Pieroni Impruneta 2013La ‘città degli Uffizi’ – ciclo di mostre ideato da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi – e Il    Comune di Impruneta, Assessorato alla Cultura,  presentano la mostra  dedicata al pittore  e architetto  Alessandro Pieroni (1550- 1607) e agli artisti  che lavorarono con lui nel 1580-1581 nella decorazione a  grottesche  della Loggia degli Uffizi: Alessandro Allori, Giovanni Bizzelli, Giovanni Maria Butteri, Lodovico  Buti e il giovane Cigoli. La  mostra ha avuto il contributo di diversi sponsor in particolare dell’ Ente Cassa di  Risparmio di Firenze, che da sempre  sostiene la Collana della ‘città degli Uffizi’.

L’esposizione è allestita nei suggestivi locali della basilica di Santa Maria all’ Impruneta, città natale dell’artista, dal 2 settembre al 4 novembre 2012. Curata da Annamaria Bernacchioni, con il contributo di qualificati specialisti del periodo, è la prima esposizione monografica dedicata a questo eclettico e poco conosciuto artefice, che rivestì un ruolo di prestigio alla corte dei Medici alla fine del Cinquecento ed agli inizi del secolo successivo. Sono esposte ventitre opere: dipinti del Pieroni e degli artisti che collaborarono con lui, affreschi staccati dal Corridoio vasariano, arazzi, disegni, incisioni e modelli architettonici provenienti dalla Galleria e  dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, dalle riserve, dalla Galleria Palatina, dal Museo dell’Opera del Duomo e da altri importanti musei e biblioteche fiorentine. Nel Chiostro è ospitata una sezione documentaria di approfondimento dedicata ai legnaioli e ai fornaciai dell’Impruneta nella Toscana del Cinquecento, al tempo del Pieroni.

Accertata è l’ origine imprunetina di Alessandro Pieroni che venne battezzato il 18 aprile  del 1550 presso l’antico santuario mariano. Figlio di un legnaiolo attivo per la corte medicea, si trasferì col padre a Firenze, dove frequentò il Bronzino, il Buontalenti e Alessandro  Allori con il quale  strinse amicizia, collaborando in molteplici occasioni. Noto al suo tempo anche col nomignolo di  “Sandrino dall’ Impruneta”, fin dal 1573   risulta fra gli aiuti  dell’Allori  nelle decorazioni ad affresco  per i Salviati: nella villa di Ponte alla Badia e  nel  palazzo di via del Corso a Firenze, per il quale disegnò anche  la planimetria dell’impianto dei condotti idraulici,  dando subito prova  della sua inclinazione per l’architettura e l’ingegneria.

Entrato nel circuito degli artisti operanti presso la corte del Granduca Francesco I, nel 1581 partecipò con l’equipe di  Alessandro Allori all’esecuzione delle grottesche della Loggia  di levante degli Uffizi, dove prende vita un elegante tessuto decorativo fatto di richiami all’antico, bizzarre creazioni fantastiche, figure mitologiche, piccole scene figurate che alludono agli interessi esoterici del Granduca. A questo tempo risale  anche la decorazione della cappella di San Giovan Gualberto nella Badia di San Michele a  Passignano, dove il Pieroni dipinse una delle tele che la decorano, quella raffigurante San Giovan Gualberto che perdona e converte l’uccisore di suo fratello davanti al Crocifisso di San Miniato. In quest’opera interamente autonoma, una  delle poche autografe del Pieroni, l’artista mostra una lucida attenzione ai particolari che richiama all’Allori  e un interesse per la semplificazione formale e per le nuove iconografie sacre  che lo avvicinano  alla pittura riformata di Santi di Tito.

Il  Pieroni fu anche ritrattista e per la serie aulica voluta dal Granduca Francesco I dipinse  nel 1585  una copia del quadro con Cosimo il vecchio de’ Medici del Pontormo e realizzò altri ritratti ricordati dai documenti e non  ancora identificati.

Nel 1589 partecipò con altri artisti dell’Accademia  alle decorazioni per gli apparati    del  matrimonio di Ferdinando I e Cristina di Lorena, realizzando il dipinto con  la Rotta di Gian Galeazzo Visconti a Mantova, inserito nel primo arco progettato dall’ Allori, lungo l’itinerario percorso da Cristina per il suo ingresso a Firenze.  Perduta la grande tela, ne rimane testimonianza in un’incisione di Raffaello Gualterotti. I documenti ricordano inoltre la sua collaborazione col Buontalenti all’allestimento del teatro degli Uffizi, per la rappresentazione della commedia La Pellegrina e per altri allestimenti del 1600, in occasione delle nozze di Maria de’ Medici  con  Enrico IV di Francia.

Per il nuovo Granduca Ferdinando I, salito al trono nel 1587, l’ Allori con l’aiuto di altri artisti della bottega, fra i quali, molto probabilmente il Pieroni, eseguì tra il 1589 e il 1591 i graffiti policromi con motivi a grottesche, scenette figurate, e stemma della coppia granducale, sull’esterno del tratto del corridoio vasariano che si affaccia sul giardino di Boboli, nell’ambito del  completamento decorativo dello spazio adiacente  la grotta del Buontalenti.

Nel frattempo il Pieroni lavorò anche autonomamente affiancando altri artefici in imponenti imprese decorative. Per la prima visita ufficiale del Granduca Ferdinando I de’ Medici a Pisa, nel 1588, eseguì una tela all’interno del ciclo di dipinti con le storie di Santo Stefano Martire e Papa nella chiesa dei Cavalieri. Collaborò inoltre con il pittore Filippo Paladino alla realizzazione del soffitto ligneo della medesima  chiesa pisana, per il quale eseguì numerosi studi e progetti grafici di qualità, occupandosi fra l’altro del progetto della facciata. Intorno al  1592  probabilmente partecipò a fianco dell’ Allori alla decorazione dell’abside del Cappellone degli Spagnoli nel convento di Santa Maria Novella a Firenze.

Dall’inizio  degli anni  novanta Alessandro mise in secondo piano l’attività di  pittore, per dedicarsi  a quella forse a lui più congeniale  di  architetto e  di  ingegnere  civile e militare, che lo assorbì nell’ultima fase della sua vita. Lavorando al servizio del Granduca collaborò col Buontalenti e Don Giovanni de’ Medici alle fortificazioni del  Forte del Belvedere a Firenze, al progetto della Cappella dei Principi in San Lorenzo, a quello per  la Cappella Corsini al Carmine e alla facciata di Santa Maria del  Fiore, per la quale si conservano suoi disegni e il modello ligneo  del Museo dell’Opera, mentre a Volterra progettò nel Duomo la Cappella di San Paolo per l’ammiraglio Jacopo Inghirami.

Don Giovanni, figlio naturale del Granduca Cosimo I, fu legato al Pieroni da profonda amicizia e dal comune interesse per l’architettura. Nel 1586 insieme a Bianca Cappello, prima amante e poi moglie del Granduca Francesco, tenne a battesimo il figlio di Alessandro Pieroni, Giovanni, che divenne architetto di fortificazioni in Austria presso la corte degli Asburgo.

La passione per l’architettura ebbe modo di esprimersi in maniera completa a Livorno. Il suo nome spicca fra gli architetti che parteciparono alla ricostruzione medicea della città labronica  che, avviata dal Buontalenti, fu poi definita sotto la sua guida. Alessandro seguì la costruzione della Fortezza Nuova, della Piazza d’Armi con la cattedrale e i loggiati, in parte distrutti durante la Seconda Guerra mondiale e di altre chiese della città. Rivestì infatti l’importantissima carica di architetto della Fabbrica di Livorno, ovvero progettista responsabile  di tutti i cantieri, civili, militari e religiosi per conto del Granduca.

Si narra che il giorno dell’inaugurazione del Duomo di Livorno, la cattedrale parve al Granduca Ferdinando di dimensioni eccessive, tanto che apostrofò il Pieroni ironicamente dicendo “O che credevi di fare, il Duomo di Firenze!” al che il Pieroni rispose con lungimiranza e diplomazia degne di un architetto moderno ”Altezza, le opere pubbliche non sono mai troppo grandi!”.

La parabola ascendente dell’eclettico artista Alessandro Pieroni,  partito da Impruneta  e divenuto pittore e architetto alla corte dei Medici,  si chiuse nel 1607, quando  a 57 anni la morte lo colse il 24 luglio a Livorno, città dove lasciò il suo testamento architettonico nello spazio scenografico senza tempo della  Piazza d’armi,  l’attuale Piazza Grande,  agorà tardo rinascimentale, costruita seguendo moderni  obbiettivi  di funzionalità e design.

E’ possibile scaricare la locandina relativa alla mostra cliccando qui.

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