Arte a Figline
Dal Maestro della Maddalena a Masaccio
La mostra è la quarta della fortunata collana ‘La città degli Uffizi’ ideata da Antonio Natali, e si propone l’obbiettivo di presentare gli esemplari culturalmente e qualitativamente più elevati della produzione artistica – con particolare riferimento alla pittura e alla scultura - fra quelli riscontrabili nel territorio di Figline Valdarno e nelle immediate vicinanze di esso, per il periodo compreso tra la seconda metà del Duecento e la prima metà del Quattrocento. Di particolare interesse si rivela quest’ultimo periodo, diviso fra le suggestioni della sempre florida stagione tardogotica e l’incipiente rivoluzione masaccesca, documentata in mostra come meglio non si potrebbe dal trittico di San Giovenale a Cascia, capolavoro giovanile del genio valdarnese.
Lo svolgimento dei principali fatti artistici riscontrabile in quest’area, a partire dalla seconda metà del XIII secolo, sembra corrispondere in buona sostanza a quanto avviene sul palcoscenico fiorentino nello stesso periodo. Di grande interesse si rivelano le presenze del Maestro della Maddalena – uno degli esponenti più rappresentativi della cultura pittorica fiorentina duecentesca –, nonché quella assai probabile del Maestro di Varlungo. La grande Maestà frammentaria di quest’ultimo artista – uno dei primissimi adepti della nascente rivoluzione giottesca – si trovava infatti nei primi decenni del secolo scorso presso la Casagrande Serristori ed una sua originaria destinazione in territorio figlinese appare quindi quantomeno ipotizzabile. Rintracciata in una collezione privata italiana, quest’ultima opera rappresenta in pratica una novità assoluta, poiché era nota soltanto a pochissimi specialisti e solo in virtù di vecchie fotografie. La tavola attribuita a Niccolò di Segna proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Scampata, menzionata già dal 1075, attesta che il territorio figlinese si era aperto precocemente anche ad un’altra delle maggiori matrici culturali della regione, vale a dire quella duccesco-senese.
Non sarà documentata direttamente in mostra la presenza del grandissimo Maestro di Figline – uno dei massimi artisti italiani del Trecento –, giacché la sua stupenda pala eponima sarà visibile nella vicinissima Collegiata di Santa Maria e non è parso opportuno per motivi conservativi trasferirla. Anche la produzione scultorea è rappresentata ad alto livello dal piccolo ma intenso Crocifisso ligneo della chiesa di San Pietro a Cascia e dalla lastra tombale con insegne araldiche della chiesa di Sant’Agata in Arfoli. Nell’ambito della mostra assume, poi, un significato del tutto particolare, la ricomposizione provvisoria effettuata per la prima volta del trittico di Giovanni di Tano Fei, alias Maestro del 1399, affiancando alla nota ‘Madonna di Ser Ristoro’ dello Spedale Serristori di Figline i suoi laterali, ricomparsi recentemente sul mercato artistico internazionale e identificati come tali da Miklós Boskovits. La fiorente cultura tardogotica di quest’area, tra la fine del Trecento e il primo quarto del XV secolo, è rappresentata ai massimi livelli da due artisti i cui rapporti personali sono ben noti agli studi: Lorenzo Ghiberti e Mariotto di Nardo. Il grande orafo e scultore, dalla cui avviatissima bottega uscì la bella Madonna col Bambino in stucco dipinto della sacrestia di San Francesco, racconta infatti nei suoi Commentarii (1450 circa) di essersi recato a Pesaro nell’anno 1400 insieme ad un “egregio pittore”, che gli studiosi hanno per l’appunto identificato con Mariotto di Nardo. Di quest’ultimo la mostra espone il grandioso trittico dipinto nel 1424 per la cappella Serristori nella chiesa di San Francesco a Figline, su commissione di Bernardo di Tommaso Serristori, «PER RIMEDIO DELL’ANIMA SUA E DEI SUOI ANTECESSORI», nonchè due coppie di santi provenienti dai depositi degli Uffizi, che hanno fornito lo spunto iniziale per questa edizione della ‘Città degli Uffizi’.
Le opere di artisti quali Bicci di Lorenzo, Francesco di Antonio, Mariotto di Cristofano e Andrea di Giusto – tutte di alto rango qualitativo – costituiscono il milieu artistico di riferimento per il giovanissimo genio di Castel San Giovanni, Tommaso di Ser Giovanni, noto universalmente come Masaccio, rappresentato qui nel suo prodigioso trittico dipinto per la piccola chiesa di San Giovenale a Cascia nell’aprile del 1422, sulla strada per Firenze, dove si recava per fondare un ‘mondo nuovo’ nella pittura. I saggi presenti nel catalogo della mostra offrono il punto critico aggiornato sulla storia e la produzione artistica a Figline e nel territorio circostante dal Duecento al Quattrocento.