Santo Stefano di Sessanio
Condivisione di affetti . Firenze e Santo Stefano di Sessanio. Opere d’arte dalla Galleria degli Uffizi.
28 luglio – 30 settembre 2011 – Santo Stefano di Sessanio (AQ) – Sala Polifunzionale Comunale, le vecchie botteghe e la sede delle antiche Carceri.
Questa mostra della collana ‘La città degli Uffizi’ è stata allestita a Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo in segno di solidarietà nei confronti d’un luogo d’incanto, che s’era guadagnato l’ammirazione degli ospiti anche stranieri e che un destino funesto ha quasi ridotto a una silenziosa solitudine.
La Galleria degli Uffizi – aggredita nel 1993 dalla furia d’un attentato che avrebbe potuto farla tracollare e che ne distrusse due capolavori assoluti, guastandone molti altri – trovò nell’Associazione Amici degli Uffizi (nata giusto in seguito a quell’esplosione, come gesto d’incondizionato affetto) un grande conforto per la sua resurrezione. Quell’esperienza premurosa e intelligente (che peraltro tuttora vive ed è per il museo così proficua) ha indotto a stringere relazioni forti col Comune di Santo Stefano di Sessanio, avamposto mediceo in terra d’Abruzzo, colpito – al pari del museo fiorentino – da una tragedia inaspettata e fulminea.
Fondandosi sul principio della condivisione, gli Uffizi hanno deciso di portare in questi luoghi d’acerba bellezza, ventitré opere del loro patrimonio che proprio all’Associazione degli ‘Amici’ devono il restauro o addirittura l’accesso medesimo nelle raccolte della Galleria. Opere che vanno dall’antichità al Novecento, passando per i secoli grandi della tradizione figurativa, specialmente fiorentina. Opere che nel 2003 – nella ricorrenza dei dieci anni dall’esplosione mafiosa e in segno di rivincita sul male – furono in gran parte esposte agli Uffizi, nella sala delle Reali Poste, in una mostra che volli titolare Inventario d’affetti, perché si trattava per lo più d’acquisizioni nuove e dunque di nuovi numeri inventariali; e però ognuno di quei numeri corrispondeva più a un sentimento che a un manufatto. Sicché oggi, mutata l’occasione – ma pur sempre di sentimenti trattandosi – il titolo s’è di poco variato e in epigrafe s’è voluto fosse scritto: Condivisione d’affetti.
Il concetto, che sempre sottende le mostre della ‘Città degli Uffizi’, stavolta non verte (come in tutti gli altri casi) su dipinti o marmi delle collezioni che siano strettamente legati al posto dove la mostra stessa venga approntata. L’edizione che si concreta a Santo Stefano di Sessanio non si fonda sulla poetica fisicità di un’opera, bensì sull’astrazione d’un sentimento forte; quel sentimento giustappunto di condivisione che i drammi son capaci di far germinare in soggetti differenti e financo remoti.
La speranza nostra è che, nei tre mesi dell’esposizione, la luce di cui nel mondo godono gli Uffizi si riverberi su Santo Stefano: epifania bianca e rocciosa nel verde del Gran Sasso, apparizione in tutto pertinente alle contrade immaginifiche d’Italo Calvino. Il fascino del borgo abruzzese potrà di nuovo far breccia nel cuore di chi ama i luoghi di montagna, aspri e soavi insieme; luoghi peraltro toccati qui dal respiro lungo d’una storia antica e nobile. La quale fin da lontano sarà segnalata al viaggiatore dalla torre che il sisma ha annichilito e che vivamente auspico torni a svettare, identica a prima (come a un emblema s’addice), sulle cimase delle dimore di pietra aggrappate sul costone.
A cura di: Antonio Natali

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